30 agosto 2013

Pradatsch Camping Massacre II - La montagna colpisce ancora

Qualcuno diceva che l'esperienza è quella cosa che si ottiene nel momento immediatamente successivo a quello in cui se ne aveva bisogno. L'esperienza non si coltiva su National Geographic, leggendo riviste -molto in voga oggi- che spingono a portare il proprio fisico allo stremo, o ancora peggio ammirando attrezzatura über-tecnica in negozi sportivi cari rabiosi. L'esperienza si matura alla sesta ora di cammino, a 3000 metri nella neve verso il rifugio sbagliato, quando l'unica speranza rimasta è quella di lasciare un bel ricordo ai propri cari e alla saiber dell'apache (Iacopo Staccidentro, Passo del Mulaz, luglio 2013)
Per non commettere gli stessi errori della precedente edizione di Camp Bernobi - "La legge sono io", la cordata, equipaggiata dell'indispensabile per sopravvivere anche in condizioni estreme (insalatissime Rio Merda e pasta triaga della cooperativa) è stata invece ancora una volta vittima dell'impietosa overconfidence e delle trappole poste da La Montagna.
Circondati da resident semi-umani in un campeggio il cui sponsor principale non era niente popò di meno che la Guardia di Finanza, i piccoli robocop dolomitici non hanno saputo fare di meglio che sfoderare tutta la propria arte nel benmarcaggio con micro-passeggiate "da sballo" per i sentieri adiacenti al campo-base. E forse sarebbe stata la scelta migliore restarvici, senza sfidare a viso aperto le insidie che la Fleimstal aveva in serbo per loro.
Nessun fascista filo-nordorientale triestino sulla rotta per il rifugio Mulaz, ma un semplice anziano, o forse un miraggio a mandare fuori strada; facendo diventare così un sentiero sí arduo, ma alla portata anche di siculo-italiani dal passo felpato, in un inferno di corde metalliche a cui aggrapparsi per non sprofondare in gole senza fine.
Il triste epilogo non potete che immaginarvelo sul leitmotiv del disastro al rif. Venezia in quel tragico luglio di due anni fa. Un sentiero che scompare quando tuoni, fulmini e pioggia iniziano a imperversare al passo del Mulaz a 3000 metri. Il sergente Tironi che prova a cercare una via che non c'è su una parete di impervia roccia. Lo psicologo-motivatore colpito dal mal di montagna che inizia a sbraitare in preda a crisi da astinenza. Lo "Smeraldo" delle dolomiti che scompare 2 chilometri più indietro della cordata.
La montagna da, la montagna prende. Un mantra riverente che non smetterà più di rimbombare sordo nella nostra testa. Fino al prossimo Camp, dove il protagonista, forse, sarai tu!