29 marzo 2020

CockVid-19. Quando la gafi diventa un miraggio.

"È guerriglia!" gridava in quella notte buia e tempestosa Sedi-mani-di-forbice in preda ad una crisi etilica tra via Scandiana e via Madama sotto una neve che cadeva come riso al matrimonio del diavolo.

Se il male in quel momento era rinchiuso solo nelle sue parole, oggi vediamo serpeggiare un demone invisibile per le strade delle nostre città.
La agif è ormai non solo uscita dal nostro vocabolario ma soprattutto dal nostro immaginario, per lasciare il posto a termini finora sconosciuti come epidemia, pandemia, picco, asintonanni e piadina con l'olio.
Per scacciare anche solo il dubbio di destare interesse verso altri esseri umani vestiamo in tuta della Lotto 24/7 a dimostrazione di come il panzer di Valona ci abbia preceduto di diversi lustri.

Eppure qualcuno aveva provato invano a evitare che tutto ciò succedesse, ma nessuno diede credito alle parole di ammonimento dell'airone di Hefei e quando il soffio del battito delle sue ali arrivò a Codogno oramai era diventato un uragano che avrebbe spazzato via tutti gli appigli di razionalità a cui quotidianamente eravamo soliti aggrapparci. #stolti


Dalla sua cabina di regia nella tredicesima quarantena oggi prova a mettere un po' di ordine con un Wi-Fi scassato in quello che ormai è un caos calmo e silenzioso che irrompe dalle nostre finestre in un quotidiano a ripetizione perpetua. Rassicura e prova a dar certezze, ma le uniche certezze ormai rimaste sono una sequela di incomprensibili numeri su cui alle 18:00 il personale preposto prova a metter chiarezza.


Le cose che abbiamo imparato? A infilarci nelle pieghe del burocratese: come per esempio vuotare il paciugo a Baura, andare a prendere il pane al Barco, la frutta al Doro, in farmacia a Porotto e il lavoro, quello, rigorosamente, dal divanni. Ma soprattutto: ascoltare solo voci autorevoli.