12 agosto 2016

I nuovi spallini, matrimoni a trazione San Bartolo e bomber venuti dall'Oriente. L'estate evergreen dei braga boys

Cominciamo dalla fine, dove i ricordi sono più nitidi e risulta più difficile costruire il racconto nel racconto. O forse no.

Sembrava dovesse arrivare mercoledì sera con un carro trainato da unicorni, poi una telefonata, un click, e non se ne seppe più nulla per le successive 12 ore. Scoprimmo cosa gli era capitato solo grazie ai telegiornali della sera. Lo rivedemmo abbracciato sorridente a un simpatico omino (a detta sua) conosciuto in tutto l'hinterland brianzolo e capimmo che non era tornato nel Belpaese solo per una rimpatriata tra amici.
Ndedi-San, così come si fa chiamare dagli amici. Alla domanda «ma le pizze Napoli a Ho-Chi-Min city?» lui ha subito risposto: «il Guandong non mi basta»
Cita a memoria l'Arte della guerra scritta dalla sua guida spiriturale, il grande Maestro Sun Tzu: «Il leone usa tutta la sua forza anche per uccidere un coniglio».
All'ennesima domanda: «Ndedi-San, ma dove vuoi arrivare?!» lui si accontenta laconico di un: «..per ora mi basta Vicolo del Ragno».
La pluma, in Cina come a Frara, non conosce crisi.
 

Facciamo ora un passo indietro di un mese. Chiostro di Santa Maria in Vado.
Le imprese del mahrajà di Via Oroboni le conosciamo oramai a memoria. Il punto esclamativo alla fine di una carriera da sempre sulla cresta dell'onda l'ha sparato in un giovedì sera di inizio giugno, quando l'estate alle porte sembrava non voler ancora decollare. Non bastavano neanche le natiche al vento di verame da discoteca con la canzone dell'estate a farci sentire davvero in vacanza, ci voleva qualcosa di più di una hit del momento.
A far decollare l'estate dei braga boys ci hanno pensato infatti il Jenny Savastano ferrarese, uno dei massimi esperti di Alberto Camerini e DJ Sicri. Le loro voci rimarranno scolpite per sempre nel tempio dell'umiltà musicale. In quello spicchio di cielo al confine tra sacro e profano, tra ragazzi muppets e citoni di periferia. Tra uomini e bambole robot.

A coronare una serata speciale il presidente del Reparto Neuro e da anni capo redattore del Resto del. I lunghi anni di insegnamenti non sono andati perduti. I bruchi squola-Charlins oggi possono librarsi come farfalle in un grande cielo dipinto di giallo-viola.

Ma le note stonate come sempre non possono mancare. La middle-ferraresità ha abbattuto un altro muro. Gente che preferiva shopping con le fighæ all'Aipercoop la domenica pomeriggio oggi ha un abbonamento nominale in Curva Ovest in Zona GAD. O ancora peggio: gente che non ha ancora capito la regola del fuorigioco va in trasferta coi fratelli di Ancona.
Ma non preoccupatevi, il tagliaerbe, una creatura nata dalla perversa fantasia del regista Tinto Argento, vigila su di voi.




21 aprile 2016

2016 Odissea nell'Ospizio

♫..quindici uomini,
quindici uomini..♪

Sembra passato più di un secolo da quando in quella notte sull'Isola di Tortuca la ciurma di capitan Giacomo "Long John Silver" Forini naufragò sulla Spiaggia di Girolimetto dopo essere sopravvisuta per miracolo a una tempesta ferragostana. Non proprio farina per far ostie Sandron da Krasnodar e i suoi ragazzi, ma tra la Madonna nera di Kazan o la Vergine di Guadalupa qualche santo in paradiso devono averlo avuto anche loro.

I morsi del tempo si sentono tutti. C'è la fila come al Conad di Villa Fulvia per avere udienza dall'unico dottore del gruppo.
Scorbuto. Ernia di tironiana memoria. Prostatite: Quello messo meglio è strabico con la gobba; quello peggio, vegano ed estremamente polemico.
Dalla cambusa proviene un odore di luppolo e di bruciato mentre tra i fumi infernali che si alzano fino al ponte si distingue chiaramente la sagoma di Caronte Bernobich, il vecchio nocchiere dell'Acheronte il cui arduo compito sarà quello di trascinare fuori dai flutti una ciurma allo sbando. Ad affiancarlo il vecchio Acab Nanni, arpione per fighæ intagliato dall'anca di una baleniera in una mano, smartphone per sondaggi elettorali in tempo reale sull'altro. A chiudere il trittico in comando Jack Sparrow Platà: tricorno sul capo dove troneggia una Jolly Roger con teschio umano e tibie di volpino. Romagnolo. Come il suo fido segugio che lo segue come un'ombra da quando gli salvò la vita quella notte in Via Comacchio.

Pellagra. Febbre gialla. Malaria: La lista si allunga, le ombre anche.
Sull'albero di trinchetto la chioma argentata del Diablo Granoche Gabrieli e il riflesso sulla sua inseparabile Paulaner da 0,5 riflettono come 1000 pannelli fotovoltaici la luce del sole più caldo di Aprile. Sulla spalla ha un parrocchetto: Cristoforin. Scruta l'orizzone in cerca di nautica ferita, quella più facile da bramare.

La spuma e la salsedine hanno segnato indelebilmente i volti scalfitti nel tempo di questi ragazzi, ma guardando tra le pieghe indurite del viso e il fondo sempre più scuro dei loro occhi, si scorge ancora in lontananza la grinta di un giovane leone. L'ultima grappa rischiara la voce. Si alza un ultimo coro.

♫ amo Sedi perché mi fa godere..
mi mette un dito nel sedere!