03 maggio 2020

4 maggio. Braga boys verso la fase 3

Il passato è come un buco nero. Puoi provare a scappare, ma più corri, più questo cresce terribilmente alle tue spalle e lo senti sfiorarti i talloni.
L´unica via d´uscita è quella di voltarsi e affrontarlo.

Istruzioni per l´uso: L´articolo si legge PARTENDO DAL FONDO della pagina e SI SALE ad ogni paragrafo.

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Il dott. Forini, voto: 10 e lode

Non è la paura a governarlo, ma solo un'accresciuta percezione delle cose

È una delle teste di cuoio nella battaglia del secolo: il primo ad arrivare, l'ultimo a retrocedere. Nel giorno della chiamata alle armi guarda il nemico dritto negli occhi: un pannello di plexiglas stampato con una stampante 3D davanti al volto e una mascherina ffp3 sul muso sono le sue armi. Quando il Professore chiama la carica fuori da un reparto ormai trasformato in trincea, intona un Osanna brandendo in una mano un bisturi infuocato come il San Michele di Guido Reni, nell'altra lo scudo di una fede incrollabile. C'è solo un uomo che può sconfiggere questo demone invisibile: Tatu Forini.


L'airone di Shenzen, voto: 9,5

Fugge come una preda ferita dal confine con l'Hubei a fine gennaio, si sottopone a 3 quarantene, 60 giorni di reclusione e vessazioni psico-fisiche da parte delle autorità di Pechino al suo rientro. Sembrava un viaggio all'inferno sola andata, ma trova la forza per riemergere nel buio del suo ristorante e addirittura rilasciare interviste alle principali testate giornalistiche del paese. Non gira mai le spalle al paese che lo ha reso grande e si fa portavoce delle istanze di Pechino fino a portare la linea istituzionale all'assurdo da una prospettiva occidentale. Più disciplinato di un funzionario di partito, più resiliente della grande muraglia: Xi-Jinping sarebbe orgoglioso del suo delfino.


Giacomo da Treviglio, voto: 9

Vive a un tiro di schioppo dalla Wuhan d'Italia e lavora sull'altra sponda della Calcutta padana: Codogno. Non parla più, ruggisce, sovrastando l'ormai cantilenante lamento lungo le strade deserte del Bergamistan di gruppi di flagellanti che a malapena si sporgono sul balcone per paura del contagio. Costretto a recarsi in ufficio quando ormai R0 era pari a 17 si fa incatenare al timone sul ponte di poppa come ultimo baluardo per guidare il vascello del PIL italiano fuori dalla tempesta. Solo quando capitan Fontana uscirà di senno, capirà che è arrivato il momento di gettare a mare una scialuppa e attraversare nottetempo il Mincio a Monzambano prima di affondare insieme al bastimento.


Sedi mani-di-forbice, voto: 8,5

La lontananza dai suoi attrezzi e dalle sue piante lo logorano lentamente dall'interno. Imbocca un tunnel di alcol e droga senza precedenti, tanto da confondere i discorsi di Conte con quelli del mastino di @aldomodo. Con Lucky alle strette ne inventa di ogni: per raggiungere quello che un tempo era semplicemente un quartiere dall'altra parte della città, oggi gli sembra una traversata nel deserto: "sto andando a tagliare l'erba sotto il grattacielo", "ho un garage da sgombrare al Doro", "voglio farmi DM!".
L'abbonamento gratuito su Pornhub allevia solo parzialmente le sue sofferenze, se non che il suo attrezzo assume la forma del palmo della sua mano. Alla riapertura delle gabbie sembra M49 in fuga nei boschi del Trentino, non fa prigionieri. e fattura in una settimana quello che normalmente fatturerebbe in 3 mesi; ovviamente, esentasse.


La volpe di Bagnara, voto: 8

L'avevamo lasciato a Pontida, vestito con pelli di montone e indosso un elmo con corna di bue muschiato mentre sbranava una piadina allo strutto con squacquarone e zia; lo ritroviamo oggi in un grigio salone sull'Esquilino, avvolto in un tricolore, a studiare come un Comintern in versione chitarra e mandolino dovrà farsi carico delle spese dei privati, sostenere la disoccupazione in meridione e far suonare Bella Ciao per le strade "perché la melodia mette allegria".
A che punto è la notte per la volpe di Bagnara? Tra un risotto agli asparagi e una piadina all'olio sicuramente il suo fisico ne avrà giovato, ma la sua mente..?


Il Cracco di Chiaravalle centrale, voto: 7,5

Da Diablo Granoche a chef stellato, anche questo è il CoVid-19.
C'era un tempo in cui la sua cucina sembrava uno dei peggiori bar di Caracas, l'unico odore che usciva dalla sua finestra era quello di ggesa, tabacco e vapori di rum e il suo frigorifero sembrava un banchetto della Moretti. Il mortaio un tempo usato per grindare, oggi giace muto in uno scatolone in soffitta; gli unici filtri che conosce sono quelli della caraffa filtrante e le uniche rollate in cui si delizia sono involtini di prosciutto, scamorza affumicata e nduja calabrese. Passando davanti a casa sua una brezza leggera al pomodoro e rosmarino ti accarezza il viso come la tramontana che nei primi giorni di primavera scende dal monte Pizzinni verso la piana di Gioia Tauro. Quo vadis Granoche?


Il maharaja di Borgo Punta, voto: 7

Dopo aver voltato le spalle alle istanze catto-leghiste si riposiziona politicamente tra l'ala più oltranzista dei renziani, la voce moderata dei forzisti e il braccio armato della Giorgia (sono una madre, sono cristiana). Bestemmia come un portuale di Porto Tolle quando chiudono la scuola della figliuola e rincara la dose quando apprende che questa non verrà riaperta. Il 4 maggio? Lo troverete alle 00:01 nel sottomura di Via Gramicia, probabilmente in asfissia a causa della corsa con mascherina e per via di 2 mesi di inattività.


Lo spadino di via Gambone, voto - ovviamente -: 6,5

Una delle menti più stabili durante quest'epidemia: regala emoticon come se non ci fosse un domani, salvaguarda l'incolumità della sua famiglia e non risparmia elogi alla sua guida spirituale Tatu Forini ogni volta che si ricorda di avere un cellulare.


Auskas, voto: 6

Capisce dopo 6 mesi di fatture compilate sui tovaglioli del Bar Stella di essere diventato quello contro cui aveva sempre combattuto. Odia lo Stato, intona a gran voce un taglio dell'IVA, abbraccia la causa "aperturista" senza se e senza ma e se la prende con l'ignavo Davidenanni ogni volta che quest'ultimo posta pranzi principeschi pagati coi soldi dei contribuenti #nondirmelo


Il puma di Rogoredo, voto: 6

Sufficienza risicata solo per le sterminate competenze in ambito economico che mettono a tacere l'impeto degli "aperturisti" e la fin troppa cautela dei "lockdowncini". Fugge dalla conigliera lombarda come Moscardo da Sandleford in La collina dei conigli non appena sente puzza di contagio sotto casa. Si rifugia nella conigliera estense lontano da ogni possibile infezione, per rimanerci fin quando il contagio non avrà perso gran parte del suo slancio virulento. Mette il naso fuori casa solo per sporadiche racchette, ma con Lucky in quarantena il seducente canto delle sirene all'imbocco della foresta di Rogoredo diventa ogni giorno sempre più irrefrenabile. Sappiamo già dove farà tappa il 4 maggio..




Il valvassino, voto: nc

Una tale valutazione è riservata solo a coloro i quali non raggiungono un minimo prestabilito di presenze in classe; chissà se a lui è mai capitato di valutare qualche alunno come "non classificabile" a fine anno.
Questa volta però, per non aver presenziato sul luogo di lavoro, l'imputato non è un povero ragazzo spaventato, bensì il suddetto, o forse, sarebbe meglio chiamarlo: il suddeitto.
Difende a spada tratta l'operato del Conte che a inizio mandato aveva osteggiato non senza parole di scherno, definendolo ora il miglior statista degli ultimi vent'anni, unico in grado di tener testa all'unione calvinista-luterana dell'asse teuto-fiamminga.
Il Matteo buono? Uno sbiadito ricordo: nella retorica del valvassino non c'è posto in riva al Tevere per una spinta riformista, e il suo bis-pensiero riporta alla mente le baciate rime del trittico di Cacciaguida di un ghibellin fuggiasco ormai costretto all'angolo.

29 marzo 2020

CockVid-19. Quando la gafi diventa un miraggio.

"È guerriglia!" gridava in quella notte buia e tempestosa Sedi-mani-di-forbice in preda ad una crisi etilica tra via Scandiana e via Madama sotto una neve che cadeva come riso al matrimonio del diavolo.

Se il male in quel momento era rinchiuso solo nelle sue parole, oggi vediamo serpeggiare un demone invisibile per le strade delle nostre città.
La agif è ormai non solo uscita dal nostro vocabolario ma soprattutto dal nostro immaginario, per lasciare il posto a termini finora sconosciuti come epidemia, pandemia, picco, asintonanni e piadina con l'olio.
Per scacciare anche solo il dubbio di destare interesse verso altri esseri umani vestiamo in tuta della Lotto 24/7 a dimostrazione di come il panzer di Valona ci abbia preceduto di diversi lustri.

Eppure qualcuno aveva provato invano a evitare che tutto ciò succedesse, ma nessuno diede credito alle parole di ammonimento dell'airone di Hefei e quando il soffio del battito delle sue ali arrivò a Codogno oramai era diventato un uragano che avrebbe spazzato via tutti gli appigli di razionalità a cui quotidianamente eravamo soliti aggrapparci. #stolti


Dalla sua cabina di regia nella tredicesima quarantena oggi prova a mettere un po' di ordine con un Wi-Fi scassato in quello che ormai è un caos calmo e silenzioso che irrompe dalle nostre finestre in un quotidiano a ripetizione perpetua. Rassicura e prova a dar certezze, ma le uniche certezze ormai rimaste sono una sequela di incomprensibili numeri su cui alle 18:00 il personale preposto prova a metter chiarezza.


Le cose che abbiamo imparato? A infilarci nelle pieghe del burocratese: come per esempio vuotare il paciugo a Baura, andare a prendere il pane al Barco, la frutta al Doro, in farmacia a Porotto e il lavoro, quello, rigorosamente, dal divanni. Ma soprattutto: ascoltare solo voci autorevoli.





03 gennaio 2020

Lettera di Babbo Natale

Niente foto.
Niente luci della ribalta.
È così che quest'anno la cena dei Braga boys luogo avuto ha.
Di tenerla nascosta vani gli sforzi risultati sono.
Un uomo vestito di rosso sapeva.
Sceso dal camino è,
per portare doni:
Babbo Natale.






26 maggio 2019

Andiamo a fatturare


Quando in una sera di inizio autunno, al calar della sera, rincaserete dopo una faticosa giornata di lavoro e vedrete dal vialetto le luci del focolare domestico passare attraverso gli scuri e posteggerete noncuranti le vostre familiari sul selciato, l'unico pensiero che vi passerà per la testa sarà quello di varcare l'uscio e riabbracciare i vostri cari.
Quando spegnerete il motore dell'auto, aprirete lo sportello e porterete i piedi fuori dall'abitacolo non sarà più la stessa cosa spappolare una..due..tre malcapitate lumachine sul percorso che separa la vostra vettura dall'uscio di casa; non perlomeno se tra le vostre amicizie potrete annoverare uno dei più grandi racheros di lumache di tutte le terre emerse, un Elon Musk della cosmetica 4.0.
Per chi pensava che "aziendalismo" fosse solo un relitto linguistico degli anni '90 da imparare per l'esame di archeologia industriale forse non ha fatto i conti con chi negli anni '90 c'è cresciuto, è sopravvissuto alla crisi dei mutui subprime, a quella del debito sovrano e oggi, come Silvester Stallone in Demolition Man risorge dal buco nero del passato per inondare le strade della capitale del Ducato Estense di una sostanza molto speciale: borra. Di Helix aspersa per la precisione.

Ai nostri tempi si chiamavano "imprese", oggi start up; quello che conta però è che da oggi, di "Made in Fe" (ai nostri tempi si diceva "fatti a Fe"), non ci saranno solo schiere di fatticci davanti al Duomo o in angoli bui di parmolini sconosciuti tra Borgo Punta e la zona Giardino-Arianuova-Darsena, ma distese di Helix aspersa lungo le sponde del Burana servite e riverite, il cui unico sacrificio sarà quello di produrre borra per giovani imprenditori.
Sono questi i "Soldi" cantati da Alessandro Mahmood Tumiati? Forse, ma per finanziare un progetto 100% stra-fatto a Fe si sono mosse realtà solide anche da ducati limitrofi - solo per citarne alcune - come Banca Marche, Banca di Chieti e Banca Etruria, senza tralasciare la campagna a 360° dell'hater Di-Enne noto anche come "il mastino di Aldomood".

"La borra di Helix aspersa? Un apostrofo marrone tra le parole t'ano" (Auskas Cavallini).
E senza saper ne leggere ne scrivere il primo ordine arriva da Shenzen, Bal Centlale. Il futuro è già in trincea; ma dentro a un carapace.

E quando in una sera d'autunno al calare delle prime brume posteggerete nel vialetto, provate ad ascoltare il vento, e forse potrete sentire in lontananza una voce gracchiante che sale dai fossi..

Lumàga, lumaghìn,
tira fòra i to curnìn,
un par mì, un par tì,
un  par l'azienda ad Cavalìn!

02 gennaio 2019

L'è mej ma torta in trì o na merda da par mì?


I nostri cloud sono di ggesa
La nostra mission è dilaniarci
La nostra vision è dalla Ovest
I nostri snack sono di ciccioli frolli
Il nostro dress code è una tuta Lotto
Il nostro evergreen vive giù da Quacchio
I nostri workshop li teniamo in zona GAD
I nostri happy hour son Lambrusco e cotolle
Il nostro sentiment è davanti ai caplaz col ragù
Il nostro Black Friday: da Settimo il venerdì prima di Natale!

Il digitale non fa per noi, e la lettera di Babbo Natale ve la beccate tutta in anal-ogico






Si ringraziano:
Davide Escariota, il puma di Rogoredo, l'Ing. Rigosi, la volpe di Bagnara,, Andrea Granoche, la nutria di Brembate, Sedi mani di forbice, Giacomo Sacrestia, il califfo di Borgo Punta e il delfino di Varna
Si ringraziano i presenti col cuore:
Andrea Tasmania e "equilibrio", l'airone di Shenzen

23 giugno 2017

An gh'è matrimoni in dù c'aln gh'entra al demoni

328 presenze, 93 centri. Questo il loro bottino, almeno fino a sabato.
Arrivati entrambi in punta di piedi dal profondo sud, il primo, dai diavoli di Toluca, l'altro da un piccolo paesino della Calabria Saudita, Chiaravalle. Centrale, come la piastrella che ha occupato per decenni tra il muro della Caritas e della sagrestia.

Il primo affacciato sullo Xinatecatl. L'altro: sullo Ionio.
Molte cose li accomuna, a partire dal nome. Dal soprannome. In un'epoca in cui i soprannomi vanno perdendosi, dove fra qualche anno non ci sarà forse più spazio per i "Grandine" o gli "Escariota" il soprannome è un tatuaggio invisibile che ti porterai nella tomba. Se sei olivastro di carnagione non potrai che chiamarti "l'afghano", se invece appartieni a una minoranza etnica sotto tutela del ministero dell'ambiente del Gran Ducato di Romagna la scelta non potrà che ricadere su "volpino". Se invece tiri la cinghia dal primo all'ultimo secondo della tua esistenza, beh.."El Diablo" forse fa per te.

Della tua esistenza, si, ma per quanto ancora? Arriverà il giorno che la piega del tuo divano ti sussurrerà nell'orecchio come l'anello a Frodo Baggins e l'occhio di Sauron Caressa da Sky Sport 1 ti terrà incollato davanti al televisore con una trapunta di lana sulle gambe finché non ti addormenterai alle 9,45 a fine primo tempo di Juventus-Milan risvegliandoti a notte fonda alla quinta replica di Salernitana-Cesena.
"El Diablo" Vs "El Diablo". Il primo già in vacanza. L'altro: quando l'oscurità cederà al sole del meriggio all'uscita dalla chiesa, sarà pronto con un cenno del capo a dare il "la" al concerto di mitra e mortai sul sagrato della basilica che si sentiranno fino al Lido di Magnavacca.

Il primo sarà sotto l'ombrellone, brezza leggera, mojito, e smartphone a contare i like sul suo profilo. L'altro si guarderà intorno stordito dal caldo del fine settimana più caldo dell'anno. E vedrà un esercito di fedelissimi scalfitti da 1000 battaglie, occhi lucidi, non di lacrime.
Vedrà gente disposta a strapparlo dal tepore del salotto in un sabato sera di novembre nonostante i reumatismi e il rischio di restare chiusi fuori dall'ospizio dopo le 22,30.
Vedrà gladiatori da bar armati di calice, pronti ad far decollare l'ennesimo razzo tra Via Forini e il Bar Guandong. Le minacce dei suoceri "prima" diventeranno parole al miele dei suoceri "dopo" e potrà entrare nell'esclusivissimo club di quelli che dicono «a g'ho na suocera c'la cuparev».

Nel calcio, come nella vita, è tutta una questione di porte scorrevoli. Scegli quella giusta e ti ritrovi con 93 tacchette tra serie A e B, scegli quella sbagliata e le tacche le fai sulla carabina che natura t'ha dato. Un grande filosofo e calciatore una volta disse: «Non importa se hai davanti Buffon o Muslera, ogni tacca fa curriculum». Una sorta di «Nel dubbio: esagera», ma quanto ancora potrai esagerare Diablo Granoche davanti a un frigobar? Forse è tempo di fermarsi.

O forse no!

13 aprile 2017

"Il ferro battuto diventa acciacio". Analisi antropologica del braga boy dal ventesimo secolo a.C. a oggi.


Non sembravano neanche passati tutti quegli anni da quella volta che s'erano ritrovati in una grigia mattina di novembre giù al fiume, per la caccia all'orso, e chiudere così la stagione estiva.
Le alci avevano già abbandonato le foreste di latifoglie a meridione e avevano cominciato a risalire i fiordi al suono dei corni per la festa d'inverno. Mancavano ancora 8 dei capi tribù, quelli che s'erano spinti oltre Kattegat - e si mormorava - ben oltre le Alpi.
Quando fecero ritorno a casa, dopo che la testa del drakkar si delineò perfettamente all'orizzonte, risaltarono le loro grida dall'albero maestro, vestivano in maniera anomala e si comportavano scompostamente. Inneggiavano un altro Dio e cantavano "Amo il Signore perché ascolto..". Ci si rese però subito conto che la testa del drakkar era una figura umana contorta in una smorfia satanica e quelle che sembravano vele erano ragazzi-stráz appesi a un cilum che fungeva da boma. Sul ponte l'ammiraglio-ministro con tatuaggio di una lepre sul collo e turtiona dietro l'orecchio. A guardarli bene ogniuno incorporava caratterstiche piuttosto singolari:

[DA SX A DX]

1 - L'eroe di guerra. Troppi ormai sembrano gli autunni che gravano sulle spalle di questi gladiatori da bancone. La prima impressione è quella di un derelitto all'ultimo scatto. di pensione. prima che il dovere di pater familae lo strappi al caldo abbraccio della Stube. Ad uno sguardo più attento, tipico di chi ha il sapore delle sigarette ancora impregnato nei vestiti, si scorge nel profondo degli occhi un cartello luminoso che emerge dalle tenebre di una notte senza fondo su cui lampeggia l'insegna "bravata". Sotto, appena percettibile, la sagoma di Paolo Carlini che mormora "quando sento quell'odore.."

2 - Il satanasso. Vietato ai minori di 18. E pensare che coi minori di 18 ci lavora, anzi, con LE MINORI di 18 ci lavora. Nei vicoli lo conoscono col nome di "Escariota", perché proverà a portarti con se nell'inferno ad ogni costo. Il satanasso è il tipico nazista rosso, nato nero e passato di sponda di cui Umberto Bossi ne aveva profetizzato l'esistenza una ventina d'anni fa. Dopo anni trascorsi nell'ombra ora siede nelle istituzioni, ne fa parte, ne intacca persino l'esistenza stessa, auto-divorandosi come fosse uno dei panini dei suoi aperitivi preferiti.

[SU] 3 - Mark Renton di Trainspotting. Una vita al limite e le froge sempre in pole-position. L'opera migliore che è riuscito a portare a termine è quella di aver trascinato nell'abisso della perdizione Il fu agnellino di Pasquetta (vedi 6) e Il cane sciolto (vedi 7). Si va vedere poco per la vita turbolenta che conduce. Piuttosto del consueto "quando non c'è si sente", di sé preferisce dire "quando c'è si sente".

[GIÙ] 4 - Il toro di Pinerolo. Ha strappato il soprannome al suo giocatore di calcio preferito, da lui ovviamente scoperto in un derby alto-piemontese di serie D e portato al trinfo in serie A con un gol da vero rapace d'area. Sotto un berrettino del cazzo nasconde una cerghina che avanza e dei baffetti ispidi impiantati da un cinghiale lo fanno sembrare un riccio di carta pesta. Solitamente questi elementi indossano abiti relativamente attillati per sembrare più pompati e poter risaltare in una compagnia di amici invertebrati dove il più grosso (salvo panzer di Valona) pesa, moi con la merda e tút, sui 47 chili.

5 - Il volpino. Capace di passare dal giorno alla notte in un battito di ciglia, dal fare o-os pesantemente a versare lacrime di coccodrillo sussurrando "Bagnara di Romagna" al momento del fermo. La fotografia lo ritrae in tutta la sua essenza, in un incoscienza quasi atarassica che lo rende beffardo del pericolo in ogni situazione border-line. Questi sono i personaggi più pericolosi da incontrari, bombe a orologeria pronte a scoppiare da un momento all'altro. Questi rarissimi esemplari di volpini vengono cresciuti nel finis terrae Romagnae secondo tradizioni millenarie. Le madri li accudiscono fino a quando non possono librarsi nel grande cielo della mattanza, solo per poi pentirsene presto con affermazioni del tipo: "..è come suo fratello Milfo: è una testa matta".

6 - L'agnellino di Pasquetta. Dietro il sorriso spensierato di un bravo ragazzo si cela generalmente un piccolo mostro di Firenze disposto a tutto pur di acaparrarsi i cosiddetti treggiscrausi. La vita agiata a cui non può rinunciare si traduce in appartamenti lussuosi in giro per i principali centri finanziari europei. Spaccia per posizioni di prestigio in termini aziendali mansioni umili, chessò per esempio assaggiatore di biscotti senza olio di palma..
Insieme a personalità come 3,5, e 7 da vita ad esperimenti socio-culturali che neanche uno scienziato pazzo avrebbe mai potuto generare. Una macchina del fango? No, questa è una macchina del gun-gun.

7 - Il lupo solitario. Nessuno conosce le vere generalità di questi personaggi. Vengono e vanno, stringendo reti di connessioni sempre più strette con gli ambienti più malavitosi in giro per il mondo, da Nuova York a Spalato, passanto per La City. Evitano di farsi rintracciare; evanescenti vivono in sobborghi ai limiti delle città, usano nuvole di gundi per comunicare mentre il cellulare lo usano per illuminare in notti senza luni i vicoli in cui di solito fuggono da sbirraglia e tagliagole calabresi.

8 - Evergreen. La maniacalità con cui gestisce un'esistenza portata all'estrema routine ricorda tanto quella del filosofo di Königsberg (oggi Kaliningrad). La mano destra nella foto ne è la più nitida fotografia, contratta in uno spasmo che sembra quella del volto dell'amico al numero 2. Il sempreverde è un personaggio spesso indecifrabile, forse per il colore delle iridi viola che si ritrova 23 ore al giorno, e non per allergie contratte sgomberando garage. La vista però non gli manca. Scruta. Gufa. Ógni movimento finisce nel suo database di informazioni dove racchiude tutto l'universo piccolo-borghese in cui è crescito. "Il mio futuro?" dice appicciando na turtiona corretta "Non è mai stato così verde".