23 giugno 2017

An gh'è matrimoni in dù c'aln gh'entra al demoni

328 presenze, 93 centri. Questo il loro bottino, almeno fino a sabato.
Arrivati entrambi in punta di piedi dal profondo sud, il primo, dai diavoli di Toluca, l'altro da un piccolo paesino della Calabria Saudita, Chiaravalle. Centrale, come la piastrella che ha occupato per decenni tra il muro della Caritas e della sagrestia.

Il primo affacciato sullo Xinatecatl. L'altro: sullo Ionio.
Molte cose li accomuna, a partire dal nome. Dal soprannome. In un'epoca in cui i soprannomi vanno perdendosi, dove fra qualche anno non ci sarà forse più spazio per i "Grandine" o gli "Escariota" il soprannome è un tatuaggio invisibile che ti porterai nella tomba. Se sei olivastro di carnagione non potrai che chiamarti "l'afghano", se invece appartieni a una minoranza etnica sotto tutela del ministero dell'ambiente del Gran Ducato di Romagna la scelta non potrà che ricadere su "volpino". Se invece tiri la cinghia dal primo all'ultimo secondo della tua esistenza, beh.."El Diablo" forse fa per te.

Della tua esistenza, si, ma per quanto ancora? Arriverà il giorno che la piega del tuo divano ti sussurrerà nell'orecchio come l'anello a Frodo Baggins e l'occhio di Sauron Caressa da Sky Sport 1 ti terrà incollato davanti al televisore con una trapunta di lana sulle gambe finché non ti addormenterai alle 9,45 a fine primo tempo di Juventus-Milan risvegliandoti a notte fonda alla quinta replica di Salernitana-Cesena.
"El Diablo" Vs "El Diablo". Il primo già in vacanza. L'altro: quando l'oscurità cederà al sole del meriggio all'uscita dalla chiesa, sarà pronto con un cenno del capo a dare il "la" al concerto di mitra e mortai sul sagrato della basilica che si sentiranno fino al Lido di Magnavacca.

Il primo sarà sotto l'ombrellone, brezza leggera, mojito, e smartphone a contare i like sul suo profilo. L'altro si guarderà intorno stordito dal caldo del fine settimana più caldo dell'anno. E vedrà un esercito di fedelissimi scalfitti da 1000 battaglie, occhi lucidi, non di lacrime.
Vedrà gente disposta a strapparlo dal tepore del salotto in un sabato sera di novembre nonostante i reumatismi e il rischio di restare chiusi fuori dall'ospizio dopo le 22,30.
Vedrà gladiatori da bar armati di calice, pronti ad far decollare l'ennesimo razzo tra Via Forini e il Bar Guandong. Le minacce dei suoceri "prima" diventeranno parole al miele dei suoceri "dopo" e potrà entrare nell'esclusivissimo club di quelli che dicono «a g'ho na suocera c'la cuparev».

Nel calcio, come nella vita, è tutta una questione di porte scorrevoli. Scegli quella giusta e ti ritrovi con 93 tacchette tra serie A e B, scegli quella sbagliata e le tacche le fai sulla carabina che natura t'ha dato. Un grande filosofo e calciatore una volta disse: «Non importa se hai davanti Buffon o Muslera, ogni tacca fa curriculum». Una sorta di «Nel dubbio: esagera», ma quanto ancora potrai esagerare Diablo Granoche davanti a un frigobar? Forse è tempo di fermarsi.

O forse no!

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