21 aprile 2016

2016 Odissea nell'Ospizio

♫..quindici uomini,
quindici uomini..♪

Sembra passato più di un secolo da quando in quella notte sull'Isola di Tortuca la ciurma di capitan Giacomo "Long John Silver" Forini naufragò sulla Spiaggia di Girolimetto dopo essere sopravvisuta per miracolo a una tempesta ferragostana. Non proprio farina per far ostie Sandron da Krasnodar e i suoi ragazzi, ma tra la Madonna nera di Kazan o la Vergine di Guadalupa qualche santo in paradiso devono averlo avuto anche loro.

I morsi del tempo si sentono tutti. C'è la fila come al Conad di Villa Fulvia per avere udienza dall'unico dottore del gruppo.
Scorbuto. Ernia di tironiana memoria. Prostatite: Quello messo meglio è strabico con la gobba; quello peggio, vegano ed estremamente polemico.
Dalla cambusa proviene un odore di luppolo e di bruciato mentre tra i fumi infernali che si alzano fino al ponte si distingue chiaramente la sagoma di Caronte Bernobich, il vecchio nocchiere dell'Acheronte il cui arduo compito sarà quello di trascinare fuori dai flutti una ciurma allo sbando. Ad affiancarlo il vecchio Acab Nanni, arpione per fighæ intagliato dall'anca di una baleniera in una mano, smartphone per sondaggi elettorali in tempo reale sull'altro. A chiudere il trittico in comando Jack Sparrow Platà: tricorno sul capo dove troneggia una Jolly Roger con teschio umano e tibie di volpino. Romagnolo. Come il suo fido segugio che lo segue come un'ombra da quando gli salvò la vita quella notte in Via Comacchio.

Pellagra. Febbre gialla. Malaria: La lista si allunga, le ombre anche.
Sull'albero di trinchetto la chioma argentata del Diablo Granoche Gabrieli e il riflesso sulla sua inseparabile Paulaner da 0,5 riflettono come 1000 pannelli fotovoltaici la luce del sole più caldo di Aprile. Sulla spalla ha un parrocchetto: Cristoforin. Scruta l'orizzone in cerca di nautica ferita, quella più facile da bramare.

La spuma e la salsedine hanno segnato indelebilmente i volti scalfitti nel tempo di questi ragazzi, ma guardando tra le pieghe indurite del viso e il fondo sempre più scuro dei loro occhi, si scorge ancora in lontananza la grinta di un giovane leone. L'ultima grappa rischiara la voce. Si alza un ultimo coro.

♫ amo Sedi perché mi fa godere..
mi mette un dito nel sedere!