14 settembre 2015

Il ruggito dei leoni

Quando i racconti e le chiacchere da bar iniziano con «Ti ricordi» può solo voler dire che già troppe primavere e umidità hanno asfissiato le tue povere ossa, si inizia così a rendicontare malefatte che si perdono nel tempo come scoregge nella tormenta e si insinua sempre più subdolamente il germe del catto-familiar-perbenismo fino al giorno in cui il baratro del quattrogiornismo di stampo prettamente tumiatesco non t'è mai sembrato così vicino. I ferri del mestiere non ti sono mai sembrati così pesanti e un vacuo senso di incompiutezza non ti ha mai fatto vedere così chiaramente la verità che già da tempo stavati davanti al naso. È finita, sei fuori, nei film americani direbbero you are out! Non puoi fermare il tuo destino; saranno una transenna, una rete di ferro, un'artrosi, un'asta del fantacalcio, il vetro della Snai o di un freddo apparato televisivo a separarti da oggi in poi dal tuo ormai inglorioso passato hobbystico-sportivo.

Questa legge vale tanto nel mondo umano quanto in quello animale ma nel secondo caso, il tramonto della belva la renderà ancora più pericolosa, pronta a un ultimo ruggito prima che il sole tramonti per l'ultima volta. La bestia però molto spesso non è nient'altro che una maschera dietro cui l'uomo si nasconde; pensiamo a Dario Hübner, il bisonte di Muggia - "Tatanka" per gli amici - se n'è andato così, chiudendo a Piacenza con 14 cirle con 35 inverni sulle spalle lasciando un ricordo indelebile di se scalfitto nella mente di tutti i portieri d'Itaglia.
Il lascito del Fato, l'abile scalpellino che solo consacra nell'Olimpo del Tempo, ha voluto premiare gli ormai non più del tutto giovani baluardi del gruppo musici et sbandieratori della contrada di Santa Maria nel Guano per un'ultima eterna volta.


Indimenticabile rimarrà l'immagine dell'amiraglio Platà, solo con i suoi pochi mozzi sotto l'albero di trinchetto a guidare la ciurma fuori dalla tempesta. E che dire dell'eterno Black Branny alla sua decima apparizione in Piazza Nova e ancora capace di perdere il passo addirittura prima che la gara vera cominciasse. E il sergente Bizzarri, l'eterno gregario pronto a picchiare duro agli ordini del luogotenente Artrosi. Infine Granoche, capace di imparare una grande squadra in 12 allenamenti, dimenticarla per un razzo di troppo e improvvisarla alla perfezione solo come i grandi del Palio italiano sanno fare.
Si chiude uno dei cicli più gloriosi degli storici giuochi delle bandiere iniziato 14 anni fa sul bastione in Alfonso d'Este sotto l'egida del gran maestro Mulinelli e chiusosi ieri tra gli applausi e le lacrime di Pizza Munucipale.

«Usciamo di scena in punta di piedi, senza far rumore. Nel tempo che verrà non ci sarà bisogno di gente come noi perché non ci sarà più nessun Palio da salvare ma solo interessi privati, lotte per più potere e denaro. I pochi punti di penalità che portiamo con noi raccontano di quegli sbandieratori e musici che dovranno salvarsi dal diluvio. Persone spesso ignobili, anime nere, capitani di ventura.
Eppure come già altre volte nella storia saranno loro a governare il caos...»

 p.s.
Il panzer di Valona ritratto sotto Girolamo Savonarola. Eretici allo stesso modo, nelle idee e nei modi; la fine li accomuna. Uno finito al rogo per essersi messo di traverso al potere temporale, l'altro bruciato vivo. Dalla figa.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Strepitoso Walter! Strappa lacrime.
Ps. Attenzione al progetto 016... potrebbe rivelare un ultima sconcertante sorpresa!

Il mastino di Piazza Nova ha detto...

che cos'è il progetto 016?! S'è trattato solo di un finto ritiro?? O una renovatio dalle cui ceneri risorgerà l'araba fenice?

Anonimo ha detto...

Il progetto 016 prevede:
1) tanta, anzi tantissima umiltà
2) riportare la gloria nel Vado anche con le squadre
3) creare un Dream Team per centrare la finale musici.
tutto questo potrà avvenire. ...? Nn si sa! Al tempo l ardua sentenza